E non è un caso che l’apertura dell’appuntamento internazionale sia stato il film della regista Deeyah Khan Islam's Non Believers e la chiusura l’appassionato e tagliente discorso di Zineb El Rhazoui, la giornalista e attivista marocchina scampata alla strage di .

Se è impossibile dar conto in modo esauriente del ricchissimo dibattito e degli spunti emersi dalla due giorni (andata in rete in diretta streaming) è però importante sottolineare che, a differenza di molte iniziative culturali e politiche analoghe, l’autorevole presenza femminile era maggioritaria sia nel pubblico così come nei diversi dibattiti tematici.

Chi non crede difende la libertà di tutte le visioni, quelle atea come quella religiosa, sapendo che la libertà di pensiero è uno degli indicatori principali di democrazia delle collettività umane.

Ai giorni nostri, a causa del problema globale della migrazione e del crescente razzismo, chi osa criticare l’islam viene spesso tacciato di islamofobia.

Tutto questo può essere studiato e compreso nella prospettiva storica, ma quello che crea problemi è che nelle religioni dell’oggi praticate dai fondamentalisti, in particolare dall’islam, si pretende che le regole siano intoccabili, e che non ci sia spazio per critica e cambiamento.

Ma la libertà di critica e di espressione sono caratteristiche umane che evidenziano la presenza di intelligenza e soprattutto di curiosità, che è a sua volta motore di cambiamento.

Nell’osservanza alle regole immutabili della religione la curiosità non è prevista, e quindi si nega non solo la libertà ma anche l’umanità”.

Dalla Turchia arriva la conferma di quanto la minaccia fondamentalista si stia estendendo: attraverso le parole di Zehra Pala, impegnata nella difesa della libertà di professione di ateismo arriva la denuncia che è stato sospeso nelle scuole lo studio del darwinismo.

Non cadiamo in questa trappola, soprattutto a sinistra: chi silenzia la critica dell’uso politico dell’islam accusando questa critica come islamofobica fa il gioco dei fondamentalisti.

Non abbiamo bisogno di lezioni di democrazia: la comunità laica, e in questa gli ex musulmani sono da sempre in prima linea contro il razzismo e la difesa dei diritti umani, che sono universali e costituiscono il baluardo di difesa dal fascismo islamico che oggi minaccia milioni di persone sul pianeta”.

Forse Scalfari sottovaluta che in alcuni di questi paesi, a maggioranza nel mondo musulmano, chi osa dirsi non credente rischia la prigione e la pena di morte.

Ho partecipato per la prima volta alla Secular Conference nel 2014, e ne ero rimasta fortemente impressionata perché in soli due giorni avevo ascoltato non solo intense testimonianze di ingiustizia e ferocia fondamentalista contro la libertà di espressione ma soprattutto lucide analisi politiche che aiutavano a capire i meccanismi sociali e culturali che creano il proliferare del fondamentalismo religioso e la formidabile alleanze misogina tra visioni integraliste e patriarcali.

Dall’altro versante la polacca Nina Sankari, mette in guardia dall’escalation dei fondamentalisti cattolici contro l’autodeterminazione delle donne in materia di aborto e conferma come la paura della libertà femminile su riproduzione e scelte di vita da parte dell’integralismo religioso sia comune in ogni parte del globo e in ogni credo religioso.